domenica 21 novembre 2010

Mr.Nobody

Titolo alternativo per il cliente esigente che vuole poter scegliere:
Ci sono storie che non esistono

La domenica è una giornata strana la si aspetta per giorni e poi è subito lunedì. Se si ha un lavoro capita anche di lavorare, e si maledice un po' per quella finta promessa non mantenuta di giorno di festa. Se si sta cercando occupazione, che è un tipo di lavoro comunque, è un giorno in cui sei sicura che non arriveranno chiamate o e-mail. Oggi come se non bastasse piove il che rende il tutto ancora peggiore, si può scegliere la soluzione coperta e film o mettersi in modalità "non esco sotto al diluvio". O anche tutte due.

Quindi oggi consiglierò un film, bello e poco conosciuto "Mr. Nobody" diretto da un regista disbanded Jaco Van Dormael. Il film è stato girato con tanta attenzione nel post-produzione (2 anni) da non essere presentato al Festival di Cannes nel 2009 per scelta del regista, ma candidato poi a Venezia. Il film belga più costoso con un budget di 37 milioni di euro. In Italia non è mai uscito. All' estero ha giudizi critici ottimi e un crescente numero di fan che con il passaparola lo promuovono attraverso forum e blog. A molti cult capita così, di essere prodotti di nicchia poi promossi direttamente dal pubblico. A Donnie Darko e Matrix devono il loro successo a questo. Io l'ho conosciuto così surfando in rete e visto poi cercandolo disperatamente sul youtube giapponese sottotitolato in russo ma fortunatamente in inglese. Per la serie io sono refrattaria alle cose semplici.

Il film con una colonna sonora splendida e una scenografia accuratissima racconta di Nemo Nobody protagonista di una sorta di reality in cui i telespettatori del 2092 seguono in diretta i suoi ultimi istanti di vita. Nemo arrivato a 120 anni è l'ultimo mortale in un futuro dominato da una nuova stirpe di umani immortali che racconta la propria storia a un giovane ascoltatore tra realtà e finzione, tra sogni e ricordi. Infatti quello che racconta al suo interlocutore viene contraddetto dai flashback che ci vengono mostrati subito dopo. Come se la sua storia fosse in realtà tutte le possibilità che le sue scelte l'avrebbero portato a essere. Non una sola vita ma tre. Jared Leto l'attore protagonista si dibatte così in un gioco di specchi in cui ogni riflesso può essere la realtà. Jaco Van Dormael non si preoccupa di creare una struttura lineare anzi gioca tra l'onirico e tra tutte le possibilità dei se e dei ma, che ognuno di noi si trova a vivere ogni volta che compie una scelta. Il senso diventa così un limite al pensiero. A me è piaciuto anche per il messaggio che "tutto quello che scegliamo ha senso. Ogni scelta è la scelta giusta". Fatalista. Un film che vale ma sconosciuto, che parla di scelte in un periodo che me ne impone molte. Un po' Benjamin Button e Memento, ma più che altro uno Sliding doors all'ennesima potenza. E dopo i colloqui prendendo la metro ci si sente davvero come la Paltrow in quel film. Di seguito il trailer. Qui per i più coraggiosi il link megavideo.

Amo la pubblicità e odio i pubblicitari

Titolo alternativo per il cliente esigente che vuole poter scegliere:
Odi et amo

Amo la pubblicità profondamente. Non odio i pubblicitari in genere, solo quelli che non mi prendono o non mi rispondono alle e-mail. Va bene aggiungo anche quelli che ai colloqui si lamentano di lavorare troppo, di non avere orari, e pochi soldi, quelli che ti consigliano di cercare di fare un lavoro meno stressante, e quelli che si credono rockstar. 
In pratica detesto profondamente solo la maggior parte pubblicitari. Succede quando ci si candida come stagista pronta a fare le nottate sorridente, instancabile e stanca di aspettare con tanto copriocchiaie già pronto per l'uso, ma non si riceve risposta alcuna.

Mi rincuora l'idea che anche quelli che fanno già il mestiere e ne parlano così, pur dedicandogli le giornate, le notti e i week end vivano evidentemente dei sentimenti contrastanti nei confronti dello stesso. Un giorno magari non troppo lontano potrebbe succedere anche a me. Lo spero. 

A questo proposito non posso che postare lo spot promozionale dell’Adcc, l’art directors club canadese che esprime perfettamente proprio questo Hate/Love verso l'adv. 
Con una speciale dedica a chi anche oggi, domenica, è in agenzia (testimone foursquare).

Non sono una persona particolarmente intollerante, giusto un po', ma l'odio è comunque preferibile all' amore a senso unico.

sabato 20 novembre 2010

Tre colpi brevi, tre lunghi, altri tre brevi

Titolo alternativo per il cliente esigente che vuole poter scegliere: 
Rappresentazione visiva di un urlo silenzioso
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Attenzione non si tratta di una tavola di un test di Rorschach. Chi comunque ha riconosciuto nell'immagine un elefante a 2 teste, non esiti a contattare il centro d'igiene mentale. Ognuno può vederci quello che vuole in quest'immagine, così come su chi si celi in realtà dietro al personaggio Donna Draper. C'è in entrambi i casi comunque solo una risposta esatta. E ricordatevi  che ognuno di noi tende a vedere ciò che sa.

Non unite i puntini, e leggete tra le righe.

venerdì 19 novembre 2010

A ragàzzi e mo vo buco sto pallone...

Magari per Advertball sarebbe carino comprarne un paio di questi palloni. Altro che pannelli solari o pale eoliche. L'energia vera è nei calci!Forse si sono ispirate a "se tutti gli stronzi fossero lampioni, misericordia che illuminazione", forse ci sono persone che sperano ancora di poter salvare il pianeta e non solo il mondo dell'adv. Lo spot è per il progetto l'American Express TakePart. Ispirato all'invenzione di quattro studentesse di Harvard che hanno avuto quest'idea: un pallone che si ricarica di energia se preso a calci o giocandoci. Faccio dribbling e ricarico il cellulare insomma. L'inizio è da brividi "25% dei bambini del mondo non hanno l'elettricità molti di questi, comunque, giocano a calcio", anche se non fosse l'invenzione del secolo sensibilizza verso un problema spesso ingiustamente taciuto. La sensibilizzazione è qualcosa di diverso dal mettere foto di cartoni anni 80' o scrivere di che colore si ha il reggiseno o dove si preferisce mettere la borsa." Lady Oscar, nero, sulla libreria in corridoio" ecco oggi sì che ho reso il mondo un posto migliore. Molti hanno criticato queste iniziative, ormai è troppo massificato anche andare in controtendenza. Io mi limiterò a dire che preferirei che le stronzate e le iniziative benefiche rimanessero ben distinte.
Un indizio su chi sia veramente?Sono una buona, in fondo. Enjoy it!

Donna Draper e la mattina

Il telefono non suona da giorni, almeno non per motivi lavorativi. Tutto tace. Una delle poche consolazioni del non avere un lavoro è poter dormire la mattina e saltarla così.  Come una cosa che ci dovrebbe essere ma invece, inspiegabilente, non c'è. Come il sole a Milano. Vaglielo a spiegare il sole ai milanesi. Convincili poi che non è un'anomalia, e che vederlo quotidianamente non sarebbe poi troppa follia. La mattina io dormo, al massimo rispondo che sono un po' rincoglionita, ma mettere la sveglia aspettando che il telefono squilli è una tortura evitabile. Resisto aggrappandomi al ricordo di mattine peggiori e colazioni più amare.

Annego dentro una tazza di cappuccino vagamente bulimica
Lecco chucchiate d'indolenza.
Giro le mie paranoie insieme alla schiuma depositaria di antica glicemia.

Cerco di eludere l'inutilità dei tuoi gesti rimanendo ferma immobile.
E  anche questo mi costa fatica.
Vorrei mandare avanti con il tasto fwd e svegliarmi che sei già fuori.

Sappiamo talmente bene cosa stiamo per dirci,
che ci si potrebbe evitare il reciproco disturbo.
Raccontare un triste epilogo con parole che suonino leggere
di prima mattina è un esercizio da acrobati professionisti.

Non mi concedi il lusso del silenzio
Surreale visto l'abuso che ne hai fatto fino a qui
Avrei riservato le parole per  situazioni migliori
Avrei preferito la delicatezza di un tuo sguardo triste e sincero
Avrei gradito un cessate il fuoco siglato per osmosi
Avrei.

Taci.
Ti ascolto.
Resto ormai facilmente impassibile al vuoto delle tue parole
Molte mi scivolano leggere addosso solo alcune,
si impigliano ostinate tra i vecchi pensieri e i lunghi capelli.

Le lascio risuonare in me come un ritmo ovattato di una musica
che suona in lontananza.
Riconosco volutamente solo il suono di una voce che ho amato,
il resto è solo un fiume inarrestabile un'alternarsi distratto
di sono cambiato, sei cambiata, 
siamo cambiati.
Cambierò.

Te ne stai davanti al mio cappuccino senza sapore e continui a parlare.
Sul pavimento cimiteri dei tuoi racconti. 
Su ogni lapide una frase inutile.

Respiro. Calma. Altro respiro.
Non mi lascio sedurre dall'idea di risponderti,
cercando di tracciare linee di confini indefiniti
e fragili tra bugie e verità.

Scelgo di concedermi almeno il lusso del mio silenzio.
Rimanendo fedele a me stessa e alle mie parole,
E ti lascio il mio sguardo più triste e deluso.
Ti lasci attraversare e ti trascini fuori.
Anche dalla mia vita.

Non cambieremo. 

Intanto piove fuori e dentro me.
E sono pozzanghere di ricordi che riempiono la via della mia dimenticanza. 

giovedì 18 novembre 2010

L'importanza di chiamarsi Donna Draper

Stamattina (dalla regia mi comunicano verso mezzogiorno) mi sono svegliata e ho trovato un articolo su di me di Massimo Guastini su kttbblog. Una vera carezza all'ego. Per chiarire questo blog non è l'idea geniale per trovare uno stage o almeno non per il momento, non mi sono arrivate proposte di colloqui e le mail che ricevo sono principalmente di due tipi. Tipo uno: da ragazzi che come me sono in una situazione di precariato  che alternativamente o si lamentano o mi incoraggiano a non mollare, con un rapporto di 10:1. Tipo due: persone che non credono che sia un'aspirante stagista e mi chiedeno dettagli o addirittura lavoro. C'è chi poi mi accusa di essere più che una copy una che copia. Questo post darà qualche breve delucidazione in merito alla mia persona, tanto per far luce tra la fitta nebbia di mistero in cui sono avvolta. Anche se alla nebbia molti di voi dovrebbero essere abituati. Donna Draper, un nome, un po' di perché...

Come è facilmente deducibile anche ai non amanti del genere giallo Donna Draper non è il nome con cui sono registrata all'anagrafe. Darsi un nome da soli è un lavoro difficile, mi pare di ricordare che gli indiani d'America lo decidano autonomamente quando diventano adulti. Io in quel caso avrei scelto Persona Meravigliosa, così per dire. Se pensate di avere un nome che non vi soddisfa ringraziate comunque i vostri genitori per avervi sollevato dall'idea di doverci pensare. Sono esonerati dai ringraziamenti quelli che hanno il nome uguale al cognome con in mezzo un Di (Mario Di Mario), quelli con nomi assurdi che ogni volta che si presentano devono spiegarne l'origine ("Mi chiamo Durlindana perché..."), i vari Brooke e Chanel nati in piccoli centri o periferie italianissime, quelli che hanno subito per anni gli sberleffi scolastici e quelli che hanno accoppiate nomi e cognomi banali che per trovarli su facebook devi scorrere pagine e pagine di omonimi (Mario Rossi). In quest'ultimo caso te la devi giocare tutta con la personalità, ad esempio Ian Fleming aveva scelto James Bond come nome per il personaggio dei suoi romanzi proprio perché fosse neutrale e anonimo, così che potesse spiccare per altri motivi. 

I nomi in generale mi hanno sempre affascinato e anche quando vado al cinema per la gioia di chi accompagna, mi sorbisco sempre tutti i titoli di coda perché non si sa mai magari esce un nome bellissimo tra un assistente alla fotografia o una comparsa, e non vorrei perderlo così. Detto ciò la scelta di Donna Draper, dopo quattro stagioni di fila viste in poche settimane di Mad Men, è stata fatta nel giro di 5 secondi netti perché Peggy Olson non mi sembrava abbastanza carismatica e misteriosa. Non è la trovata da creativa del secolo rendere femminile Don con Donna, lo so, ma mi è sembrata la scelta giusta visto che Donalda avrebbe fatto troppo Paperino (e passare per sfigata, vista la situazione non mi andava proprio). Così vado a registrare il blog come donnadraper ed è già preso. Sconforto e mestizia, ma che disdetta! E adesso? Decido di voler mantenere Donna e trovare un cognome con la D perché per quanto possa essere utile avere 7 cognomi per entrare in agenzia, sono affezionata all'idea di averne uno solo. D...D...D...Disbanded! Ovviamente ero a conoscenza del blog Teddisbanded e avevo letto la sua definizione di questo aggettivo intraducibile  in italiano che definisce lui stesso in poche righe "una filosofia di vita, un modo di essere e di agire, una condizione umana. Sei confuso?Sei disbanded. Non hai voce?Sei disbanded. Sei tornato single?Sei disbanded di nuovo". Decido di abbandonare momentaneamente il divanesimo e abbracciare il disbandismo. Non solo rispecchia in pieno la mia situazione ma è anche un aggettivo, non potevo chiedere di meglio. Nascono poi la pagina fan su facebook e il profilo. Lì scopro che c'è un supereroe venuto dal passato Donald Draper. Ecco di questo non ne sapevo nulla, avevo cercato se ci fossero altre Donna Draper ma non mi ero spinta fino ad aprire tutti i 40 profili maschili fake ispirati alla serie. Ho anche molti sospetti su chi sia in realtà, ma che ci fosse davvero non lo potevo sapere. A lui non  pare sia dispiaciuto anzi mi ha nominato come la sua prima copycat, forse fa anche cv. Se sono una paracula?Bo, tutto sommato me lo auguro perché al momento sono proprio una donna disbanded, oh quanto sono disbanded.


mercoledì 17 novembre 2010

Le fiabe insegnano che i draghi possono essere sconfitti

Il titolo è tratto dall'intervento di Benigni a Vieni via con me. Il suo monologo è pieno di ispirazioni e mi è venuto in mente mentre caricavo su youtube un nuovo video di Donna Draper e l'occulto. Abbastanza triste lo so, ma ormai ci ordino anche la cena con youtubesearchstories sono entrata in un loop. A parziale discolpa ci sono momenti in cui non lasceresti davvero nulla di intentato, e se tempo fa cercavo il santo degli stagisti o i precari (all'occorrenza contattate pure San Gaetano da Thiene anche se devo dire credo sia pieno di lavoro) oggi invece pensavo ad una soluzione più pagana, non so una danza dello stage... sento che con questo stato d'animo fatalista potrei anche comprare il sale da Vanna Marchi fortuna che è in galera, che poi che strano è finita in cella con la Franzoni sembra che siano diventate molto amiche. Ci farei un reality su una storia così, anzi ora giro il cv alla endemol.  Intanto che resto qui ad aspettare lo stage azzurro, vi lascio qualche riga sui draghi e altri demoni come l'Ammore, e se vi va potete completare l'esperienza polisensoriale con una canzone poco nota ma molto bella di Max Gazzè sono il drago che ti adora.
                          
Le principesse non sono più quelle di una volta


Sono una principessa al contrario.
Tengo prigioniero un drago nella torre più alta.
Sono una principessa addormentata, che ha già avuto troppi baci.
Il mio drago non sputa fuoco, piange perché venga liberato.
Aspetto che arrivi un principe, a liberare il mio drago.
Un principe senza macchia e senza paura.
Con tutte le intenzioni di sporcarsi e di tremare, per me.
Sono una principessa al contrario.
Non ho fate madrine. Non ho i capelli biondi e lunghi.
Ho solo questo drago che piange a ricordarmi che sono una principessa.
Se vuoi una principessa, libera il mio drago.
Scenderemo inseme dalla torre più alta.
Non voglio più aver paura, finchè non ne avrai anche un po’ tu.

L'insana passione per la pubblicità

I motivi che spingono una giovane a sognare di fare pubblicità sono diversi e deprecabili. Molti strutturali e genetici sono che l'insana passione sia nata in molti di noi generazione anni 80' mentre crescevamo. Io da piccola avevo una paura tremenda dell'omino tabù e mi emozionavo per gli spot Barilla dal gattino sotto la pioggia fino a quello dei fusilli Barilla 1988 che mi aveva tanto ispirato da farmi riempire tutte le giacche di papà di farfalle. Se ve lo state chiedendo erano crude, tranquilli per quanto all'epoca avessi 4 anni avevo capito che fosse meglio lasciarle al naturale e scondite, perchè sembra fosse diffusa la moda di metterle con tanto di sugo, con grandi lamentele da parte dei papà italiani. Undici anni dopo quello spot quando la famiglia hippie metteva su casa nel faro Barilla 1999 dopo la delusione pazzesca data dalla loro svolta borghese ho cominciato ad avere dei dubbi. Con gli anni ho aperto gli occhi mi sono accorta che l'omino tabù non era poi così temibile e il papà dei fusilli barilla era davvero un bel tipo dagli occhi blu, ma soprattutto ho capito che sarebbe stato bello se crystall ball avesse mantenuto le sue promesse perché "se vuoi si attacca non rompe niente e poi non macchia" è stato uno degli spot più truffaldino della storia, altro che gli anticellulite o le creme per far crescere il seno (ma davvero ci sono donne che ci credono?). Io ho sporcato con il crystall ball tutto lo scibile umano. Realizzzo solo ora di essere stata una bambina che ha dato grandi soddisfazioni alla tintoria sotto casa. E anche la storia delle famiglie felici e contente mentre fanno colazione nel loro mulino bianchissimo è davvero poco credibile, se non altro perché fino ai 24 anni non ho mai visto mulini non vivendo nella Mancha. Anche se con questa storia dello stage troppo spesso mi sembra di combattere contro dei mulini a vento. 
La verità oltre la facile ironia e i torbidi meccanismi del sistema, è che la pubblicità secondo me rappresenta una delle forme d'arte più moderna e diffusa se fatta bene. Uno dei pochi settori in cui c'è spazio per le idee, concentrate con tanto di musica e parole. Emozioni che senza sforzo ti raggiungono direttamente quando sei a casa spalmato sul divano e ti strappano un sorriso. E la pubblicità che prende in giro se stessa è quella che fa sorridere di più. Check It Out.

martedì 16 novembre 2010

Bisogna tirare calci...ad un pallone



Mentre sei alla disperata ricerca di uno stage capita anche di imbatterti in una splendida iniziativa ovvero il campionato per i professionisti della comunicazione. L'iniziativa è a scopo benefico: parte delle quote di iscrizione e il libero contributo degli sponsor Birra Moretti, Puma ed AssoComunicazione, andranno a sostegno del CAF Onlus, Centro di Aiuto al Bambino Maltrattato e alla Famiglia in Crisi. Il campionato partirà con l'inzio del prossimo anno e durerà fino a metà giugno, ma le iscrizioni sono aperte dal 10 novembre con la nuova release del sito www.advertball.it.
La Y&R infatti si è inventata la trovata sociale e Vicky Gitto fa il direttore creativo simpatico, complice lo sport più nazional popolare che ci sia che riunisce tutti in uno spirito goliardico. Certo, perchè la vita d'agenzia è dura e stressante e si invecchia come i cani quindi per compensare bisogna dare i calci che non si è potuto dare sul lavoro. E allora con gli aspiranti pubblicitari si potrebbe organizzare un campionato nazionale a girone unico?Perchè non istituire un telefono amico da chiamare al millesimo "le faremo sapere"?

Forse come aspirante stagista dovrei coglierne il lato positivo, grazie a questa iniziativa potrei avere delle possibilità molto più concrete se mi mettessi a vendere pop corn a bordo campo o ancora meglio se comprassi dei pon pon e cominciassi a saltare osannare l'ego strabordante dei professionisti del settore da qui a giugno.
Ma quanti calci darei volentieri anche io.

Today is just another day

Da ieri la homepage di iTunes annuncia tronfia "Tomorrow is just another day. That you'll never forget" pare che la cosa che mi cambierà la giornata, a me come a tutti voi sarà poter scaricare i Beatles da iTunes, qualcuno con la dovuta delicatezza spieghi a Jobs che esiste emule. E poi si che la musica salverà il mondo è proprio una bella idea, ma non ricorderò il 16 novembre per questa cosa. Steve invece di inventare tavolette miracolose potresti trovare il modo di far suonare la sveglia dell'iphone anche se spento?Ecco, per dire, il giorno in cui ci riesce meriterebbe davvero di essere ricordato. Let it be.

Spesso per portare il colpo vincente, bisogna indietreggiare

La frase del titolo è tratta da "million dollar baby",  Clint Eastwood parla del mondo della boxe come un mondo al contrario nel quale un colpo vincente deriva da qualche passo indietro per un maggiore slancio. Il mondo della pubblicità, guantoni esclusi, non è poi tanto diverso quindi questo post rappresenterà una breve pausa dal file rouge del blog. Un piccolo passo indietro. Non si può essere monotematici e poi i pubblicitari devono essere soprattutto dotati di una spasmodica curiosità e una propensione naturale alla versatilità. Quindi questo sarà un racconto breve sullo stile scrittrice di harmony, quella che si cela nel cuore di ogni donna e di molte giornaliste di studio aperto.





Allontanarsi un po’, per potersi poi di nuovo avvicinare.

Le tue gambe che si incastrano tra le mie, la testa si volta dall’altro lato. 
Sguardi fissi, immobili.Non vediamo, non guardiamo, non ci interessa nulla che sia al di fuori dei nostri occhi.

Mi aggrappo a te con tutto l’amore e tutta la disperazione di sapere che sei e non sei l’uomo della mia vita. Ma ora è la mia vita ad essere tua.
Toglimi i dubbi.

La tua mano sulla schiena, la pressione di ogni dito come un codice indecifrato.
 Sembra quasi che stiamo camminando. Ma tu guardi avanti, io indietro. Non camminiamo insieme, infatti. False metafore della vita a due. 
Tu vai, io sono appesa a te, ti seguo.
Mi sospingi, suggerisci, sempre in silenzio e io in silenzio obbedisco.
 Con tutta la sorpresa del primo incontro e tutta la disperazione dell’abbandono. 
Con tutto l’amore che negli anni siamo riusciti a chiudere in una musica che mi strazia.
Sei e non sei tu? E io? Ogni incontro è solo un abbraccio di corpi, e poi quello che resta è una cicatrice, o al peggio una piega sul vestito.
 Eppure devo avere in te una fiducia totale, mi lascio guidare, confortata solo dal tuo abbraccio, così non voglio sapere nulla. 
Tu prendi le tue decisioni, io voglio solo assecondarti. E le tue decisioni diventano anche un po’ le mie. Non perché le condivido, ma perché ho ancora il tuo profumo addosso, e già non ne so fare a meno.

Tu hai le tue decisioni da prendere, che poi diventano un po’ le nostre. Ma solo un po’: io ci ricamo sopra, ho belle gambe apposta. 
Tu scegli la strada, la direzione, se fermarsi o andare avanti. Io assecondo, abbellisco, taccio, approvo, e chiudo gli occhi.
Nel tuo gioco di pressioni e guance calde.
 Solo un accessorio. 
Non aver paura di farmi un po’ male, di forzarmi, di trattarmi come un oggetto.

Io, le mie gambe lunghe sui loro tacchi. E i capelli sciolti, come piace a te.

No. Non è maschilismo. 
E’ una lezione di tango.







Scherzavo o come diceva la cara Britney oops I did it again, lo spot è 'Last Tango In Compton' di DDB UK per Volkswagen, bello spettacolare nell'atmosfera dei teen films step up e save the last dance  e giuro che darei via un rene pur di ballare così (magari mi sarei giusto limitata sul trucco alla Moira Orfei/Tatangelo) ma la questione è: la macchina dov'è?3 secondi netti per la Volkswagen mi sembrano esageratamente pochi. E degli spot dove non c'è il prodotto mi fido sempre poco, fossi il cliente mi sentirei preso in giro. 


Potrebbe alla fine del ballo esserci qualsiasi cosa dai jeans allo shampo antiforfora fino ai cerotti Dr. Scholl's per le vesciche...

Snow Globes - Coca-Cola 2010 spot di Natale

Quando si inviano curricula (sapevo che fare il classico avrebbe dovuto pur servire a qualcosa prima o poi) tutti i giorni, a tutte le ore a tutte le agenzie del regno, capita per dei rari istanti di perdere la speranza o di avere un tentennamento della salda convinzione di voler fare da grande la pubblicitaria. Fortunatamente i 10 nanosecondi di sconforto passano in fretta e si cerca un motivo per continuare a stalkerare in giro. Il motivo che mi permetterà di inviare le prossime e-mail è il nuovo spot di natale Coca Cola.

Babbo Natale per avvicinare le persone più care nel giorno più bello dell'anno gioca agitando delle palle di vetro natalizie...che poi sia davvero il giorno più bello dell’anno ho dei seri dubbi, ma l’insight è di certo fortissimo, chiunque vuole stare insieme alla sua famiglia per le feste natalizie. Ok, forse chiunque è un po’ troppo ma anche se così non fosse e state pensando che se fosse per voi ve ne andreste volentieri in un’isola caraibica per tornare abbronzati a gennaio, sapete che c’è comunque qualcuno in ogni famiglia che costringe gli altri a riunirsi per Natale (rompendo le palle più che agitandole).
Il nuovo spot globale ideato da Coca-Cola in partnership con McCann Madrid verrà trasmesso in contemporanea mondiale, coprendo le TV di oltre 90 paesi. Insomma, un vero e proprio evento. La colonna sonora è firmata dai Train il cui cd verrà promosso in contemporanea mondiale a giorni, chissà che non vogliano replicare il successo della canzone dello spot Coca Cola mondiali Sud Africa 2010: "Waving Flag" di David Bisbal y Knaan, confermando gli spot come un punto d’incontro importante tra idee musica e creatività.

L'importanza dello script

Non servono parole quando lo script è così preciso, ottimo il lavoro di Publicis Romania per Renault lo spot: "Hitchhiker".

Il protagonista ci ricorda che tutto è relativo. La voce fuori campo suggerisce Redefine Standards. Essenziale e coerente. Strappa un sorriso con il sottofondo di una bella canzone di Herb Alpert “This guy’s in love with you”. Cosa volere di più?Forse che dopo i primi 20 secondi già si capisce come finirà?O forse che per quanto fosse effettivamente un catorcio la macchina o le avrei dato fuoco a prescindere o non le avrei dato fuoco per una Renault fluence?

lunedì 15 novembre 2010

Donna Draper e lo stage

Vorrei tanto diventare una stagista ricca e famosa, questo certo se si tralascia il dettaglio che le stagiste sono di norma sottopagate e l'unica famosa che mi viene in mente è Monica Lewinsky... che con il senno di poi come avrà mai fatto a trovare uno stage alla Casa Bianca se è così difficile trovarne uno in un agenzia pubblicitaria qualsiasi? Ok, evidentemente faccio domande inappropriate e retoriche, lei avrà avuto delle doti relazionali e di team building ineguagliabili e altre nemmeno troppo nascoste ormai.Detto ciò io mi accontenterei di non finire a letto o sotto la scrivania di nessuno e di essere anche sottopagata pur di imparare, ma sono evidentemente un'inguaribile romantica. Avevo accennato ad uno spot per il blog?Eccolo qui in 2 versioni, come prova che quando mi metto in testa una cosa prima o poi la faccio davvero. Check It Out!



A life on facebook

Quasi 3 milioni di visualizzazioni in pochi giorni per questo filmato diretto da Max Luere che ha pensato di realizzare un breve video in cui racconta “la storia di un uomo attraverso l’interfaccia di Facebook“. L’idea ha trovato così la vita in un montaggio divertente e ben fatto, uno spunto di riflessione su una società, la nostra, legata a doppio filo con i social media. Ricorda l'idea della pubblicità google andata in onda del super bowl Parisian Love poi ironicamente ripresa in Parisian oops , ma con l'aggiunta dell'interessante spunto dell' ormai sempre più labile separazione tra vita reale e virtuale. Facebook è ormai la piazza, gli amici, il cellulare un vero e proprio modo di vivere e la vita, e anche se in tanti sono pronti a giurare che è un fenomeno in declino, la realtà è che spesso ci ritrova a chiedersi come fosse la nostra vita prima di facebook. Fb ci ha cambiati ormai è la medicina alla solitudine condivisa, che a pensarci bene è vero che ci sono persone che non sentiamo da anni e usciamo sempre con i soliti 4 amici ma  sapere che il nostro amico delle medie ha la febbre a volte ci fa sentire comunque meno soli e parte della società, è proprio per questo che bisogna arrendersi all'evidenza di come il virtuale sia scisso dalla vita vera ci sono persone che mettono il "mi piace" sotto a persone che per strada neanche salutano...sono due mondi molto vicini talvolta intrecciati ma profondamente divisi. Qui sotto il video. E in me l'idea nell'aria di creare uno storytelling di Donna Draper come spot del blog.





I tipici comportamenti del consumatore online


Nella nostra vita il prevedere il comportamento dei nostri amici o che qualcuno preveda il nostro, può essere sconfortante per alcuni o molto rassicurante per altri. La verità è che a mio avviso è diffusa una certa coazione a ripetersi e per quanto ci ostiniamo a credere di essere tutti diversi siamo in realtà molto simili e abitudinari. In pubblicità spesso prevedere il comportamento cercando di anticiparlo è la vera strategia, si cerca di far arrivare il messaggio con il minimo sforzo nel punto esatto in cui il consumatore pensa di trovarlo.
Un  articolo di Webcredible - 10 unexpected online user behaviours to look out for - analizza i comportamenti tipici del consumatore  quando trova un sito online. Riducendo i casi a dieci esempi da studiare, si apprezza maggiormente lo sforzo per progettare un sito web che sia facile da usare e di successo.

Le persone non vedono i banner

Le persone non si accorgono dei banner. Anche se sono costruiti per attirare lo sguardo, la gente non li guarda, li evita.  Come si è in grado di dividere il testo che ci interessa dalla pubblicità di una rivista, così capita in molti siti web ed il fenonemo tende a diffondersi. Al punto che colpisce anche aree del sito graficamente progettate che assomiglino troppo ad aree pubblicitarie.  Una possibile soluzione è costruire dei banner simili ad aree di testo.

Le persone hanno una visione a tunnel

E’ importante che le persone trovino i link dove si aspettano che siano. Prove effettuate con diversi utenti danno luogo a risultati sorprendenti, quasi che la visione sia effettivamente a tunnel.

Le persone non rimangono sulla home page

Tutto lo sforzo che hai messo nel costruire una home page ricca ed interessante si perde quando arriva un utente molto determinato a trovare quello che sta cercando. Quando in un negozio entra un cliente che cerca una cosa specifica, non si ferma a guardare altro che non sia quello che interessa. Questo è un comportamento naturale: va quindi messa molta attenzione nel rendere immediatamente chiara ogni finalità del tuo sito.

La gente non ha pazienza

Non solo nel tuo sito. In ogni posto la gente ha poca pazienza, se non trova immediatamente quello che cerca. Poi magari capita anche che si metta a scrivere un blog non trovando lavoro, ma è un'altra storia...

Lo sguardo delle persone si muove come un F

Le persone hanno un comportamento prevedibile e simile ad un percorso ad F, quando vedono un sito web. Anche se guardano dappertutto ad una prima occhiata, successivamente l’occhio si sofferma in alcune aree particolari che fanno assomigliare il percorso ad una F.

Le persone non ricordano quello che hanno visto

Questo comportamento è simile a quello che succede nella vita di ogni giorno. Entri in un negozio, guardi o ti mostrano alcuni prodotti. Se non comperi immediatamente difficilmente ricordi quello che hai visto, e se entri nel negozio successivo hai già dimenticato (e non ti interessa più) quello che hai visto in precedenza. 
A meno che come succede a me nei grandi centri commerciali quando guardo 89 paia di stivali per poi decidere che erano i primi ormai a km di distanza i migliori e comincio il percorso all'indietro. Le donne devono avere una memoria speciale che si attiva per lo shopping su questo comportamento ho seri dubbi.

La gente è felice di scorrere

Non è sempre vero che le persone odino lo scorrimento di un sito web. Spesso scorrono senza accorgersene e senza saperlo. La chiave è quello di garantire i contenuti al di là della piega dello schermo anche senza basarsi sulla barra di scorrimento. Nella progettazione delle pagine va quindi prestata attenzione per far capire che immagini e testo sono presenti ed interessanti anche sotto la prima vista dello schermo.

La gente non legge

Sul web si legge in modo molto diverso. La lettura non è continua, ma corre a salti alla ricerca della parola chiave, quella che ti fa capire i contesto in cui sei. Vanno quindi evitati testi introduttivi, spiegazioni verbose, disclaimer inutili, avvertenze illegibili. Tutto quello che NON dovete fare lo trovate in una qualsiasi inserzione eBay: poche parole, dividere in paragrafi, testi puntati, evidenziare le parole chiave.

La catena della persuasione deve puntare all’obiettivo

E’ vero che la catena della persuasione deve essere tesa, corta e puntare rapidamente all’obbiettivo. E’ importante che le persone capiscano cosa stano facendo e che stanno raggiungendo il loro acquisto, anche se dovesse durare un passaggio in più dei canonici tre. Alle persone non piace perdersi, e quando si sentono perse abbandonano anche dopo un solo click.

Le persone sono abitudinarie

Vale la coazione a ripetere sempre le stesse azioni. Una volta imparata una procedura, le persone si sentono più sicure se la trovano ripetuta. Il cambiamento produce diffidenza.  Attenzione quindi a quando si cambia o si produce una nuova versione di un sistema già collaudato, va messo in conto un periodo di rodaggio e l’opinione negativa di alcuni utenti.

Adesso magari starete pensando, come ho fatto io che generalizzare è sbagliato  che voi vi distinguete e leggete sempre tutto, ricordate qualsiasi cosa e l'abitudine è per voi in realtà l'eccezione, ma pensateci un secondo come scegliete la vostra password per i diversi account?

domenica 14 novembre 2010

Generazione stage

Siamo la generazione sbagliata. Abbiamo più di vent'anni e meno di quaranta. Siamo cresciuti pensando che tutto ci fosse dovuto, che la crescita fosse continua e garantita, che il paradiso terrestre fosse tornato tra noi senza più serpenti, che il gioco sporco lo avessero già fatto i nostri genitori, che la guerra fosse finita, che tutto ciò che c'era da conquistare fosse stato conquistato. Noi potevamo e dovevamo solo godere: dal mulino bianco alla pensione d'oro. The future is written. Amen. Oggi invece ci ritroviamo a osservare spauriti i brandelli del cielo che cade. E come reagiamo? Corriamo a raccontarlo disperati ai nostri psicanalisti ai nostri neurologi, ai nostri amici, ai nostri specchi, ai nostri schermi. Gli anticorpi della lotta sono stati sostituiti da quelli del lamento. Gli ormoni della curiosità da quelli del voyeurismo. Il desiderio di conquistare il futuro dal terrore di essere inculati dal passato. La socialità è ormai un reality: serve a sfogarsi e a distrarsi. C'è un bell'articolo di Marco Mancassola, pubblicato ieri sul Manifesto e rimbalzato su facebook. Titolo: Generazione locked-in. Tra le tante domande che pone: "Perché un popolo di trentenni precari e sottopagati, de-realizzati, senza prospettive su alcun piano, si limita a soffrire ognuno per conto suo, nel chiuso ermetico della propria esistenza?" fonte
Spesso è così, è vero. Ma altrettanto spesso la sofferenza riesce a uscire dal chiuso ermetico... peccato che si concretizzi solo in uno sterile lamento. Un rumoriccio di sottofondo. Una scoreggetta buttata lì. Venti righe su un blog o uno status esclamativo su Facebook. Un "che merda" rantolante, con l'occhio triste e il bisogno quasi disperato di tornare nel guscio. Siamo una generazione sbagliata. Paranoica. Depressa. Delusa. Eppure geneticamente paralizzata. Persino quando vediamo un errore su Wikipedia mica lo correggiamo, però ce ne lamentiamo. La nostra più grande debolezza è pensare di essere in tanti, decisamente troppi nella stessa condizione. Con un futuro precario e un presente confuso. La colpa è quella di non fare nulla per cambiare le cose e aver smesso di avere la forza necessaria per ribellarsi, perchè quando mi sento dire di non avere abbastanza cognomi o non essere abbastanza "gentile" per trovare un posto da stagista neanche pagato mi viene da pensare che fare la escort sarebbe davvero la scelta più furba da fare al momento. Quando lo capiremo tutte probabilmente diventeremo troppe anche per fare quello. Per molte è più facile truccarsi e stare zitte. Per me è più faticoso stare in silenzio che dire quello che penso.